Taj Weekes: l’intervista

BY HAILE ANBESSA • 08/04/2019 • INTERVISTE • COMMENTI DISABILITATI SU TAJ WEEKES: L’INTERVISTA • 104

Abbiamo avuto modo di intervistare l’artista caraibico Taj Weekes, voce della celebre band Adowa ma anche molto impegnato nel sociale con l’UNICEF e la sua associazione benefica TOCO. Vediamo cosa ci ha raccontato durante una tappa del suo tour europeo.

Haile Anbessa: Taj come hai cominciato a cantare?
Taj Weekes: ho cominciato da ragazzino a casa con i miei genitori. La sera ci si riuniva in salotto e io cantavo a loro e ai miei fratelli e sorelle. Poi alla rappresentazione spesso si univa anche mio padre che cantava con noi. Ho cantato anche in chiesa e a scuola, così come su ogni tipo di palcoscenico dell’isola in cui sono nato. Io e mio fratello in particolare abbiamo formato una piccola band e ci esibivamo ogni volta che ne abbiamo avuto l’opportunità.

H.A.: quando e come si sono formato gli Adowa?
T.W.: gli Adowa si sono formati a New York nei tardi anni Novanta e primi anni Duemila. Ero stato invitato a suonare a uno spettacolo intitolato The Future of Reggae ma avevo bisogno di una band per partecipare. Così mi sono recato presso lo studion Ruff Stuff e ho letteralmente affittato una band per lo show. Dopo lo spettacolo, cui presero parte tre band, familiarizzai con gli altri sempre di più nel backstage e quindi proprio in questo modo nacquero gli Adowa.

H.A.: parlami del tuo ruolo di “Champion of Children” che ti ha conferito l’UNICEF…
T.W.: l’UNICEF mi ha conferito questo titolo dopo essere venuta a conoscenza del mio impegno con la mia associazione TOCO acronimo di They Often Cry Outreach. L’UNICEF mi ha così aiutato fin da subito e supportato i miei sforzi in questo senso. Mi ha sicuramente aperto alcune porte che senza il loro aiuto sarebbero certamente rimaste chiuse.

H.A.: dimmi ancora qualcosa delle iniziative della tua TOCO…
T.W.: fondamentalmente ci prendiamo cura dei bambini sottoprivilegiati e a rischio dei Caraibi attraverso dei programmi di sport e di crescita personale. Abbiamo programmi per combattere gli abusi domestici, diamo borse di studio sportive, sensibilizziamo i ragazzi sull’argomento della violenza sugli animali e sul randagismo che sta diventando una vera e propria piaga sulle isole, abbiamo delle facilitazioni per cure mediche e dentali e ogni anno organizziamo una grande festa per tutti i ragazzi. Recentemente abbiamo anche assegnato gratuitamente alcune biciclette per promuovere uno stile di vita più salutare. Siamo anche riusciti, dopo quattro anni di battaglie, ad abolire le punizioni corporali nelle scuole della mia isola natale.

H.A.: altri artisti danno una mano alla tua causa?
T.W.: per il momento siamo soli ma ognuno è il benvenuto.

H.A.: parlando dal punto di vista strettamente musicale quali sono i tuoi prossimi progetti? Quando vedremo uscire un nuovo album?
T.W.: abbiamo appena terminato un pezzo assieme a Bushman e Kenyatta Hill, Razia Said, Zara Mc Farlane, Aaron Silk, Kendel Hippolyte (il poeta e drammatista) Linda ‘Chocolate’ Berthier, Jafe Paulino e Sidney Mills degli Steel Pulse chiamato “1.5 Is Still Alive” riguardante il cambiamento climatico e i terribili effetti che può avere sulle nostre isole. Il nostro ultimo CD, ‘To All My Relations’, è uscito in ottobre e attualmente lo stiamo promuovendo in Europa e negli Stati Uniti.

H.A.: parlami quindi di questo tour europeo…
T.W.: è un tour promozionale come dicevo. Quindici giorni, 5 paesi differenti e tante interviste per promuovere il nostro progetto To All My Relations. Andremo in tour questa estate in America e questo autunno in Europa e Sud America.